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sabato 21 luglio 2007

ANALISI SULLA PEDOFILIA IN RETE

Ho ritrovato questa presentazione che risale al Febbraio del 2004. Sono passati 3 anni e il tema della pedofilia è sempre attuale. La pubblico perchè credo sia interessante condividere alcune tendenze del crimine contro i minori e l'analisi su come si presentano.




E' molto significativa la slide n.8 dalla quale si evince che in Italia aumentavano (credo aumentino tutt'ora) le perquisizioni, mentre si sono ridotti gli arresti. Il dato viene spiegato nelle slide successive, comunque:
- le denunce/perquisizioni avvengono per lo scambio o l'acquisto di materiale pedopornografico e generalmente riguardano materiale proveniente dall'estero;
- gli arresti avvengono per immagini di reati realmente compiuti, che in Italia sono praticamente spariti.

martedì 19 giugno 2007

E IL SITO PEDOFILO TORNA VISIBILE

Et voilà, come se nulla fosse successo, come se non ci fosse stato un intervento delle forze dell'ordine per oscurare il sito pedofilo, come se non si fossero espressi Ministri e politici con plausi di ogni genere ecco che ricompare il portale del "Boy love day".

"Oscuramento siti: i dubbi della stessa polizia postale"
(La Voce Repubblicana del 19 Giugno 2007)

Iniziamo a mettere qualche concetto in chiaro:
  • oscurare un sito non è una misura sufficiente a fermare la violenza contro il minore;
  • oscurare un sito vuol dire solamente (ed eventualmente) inibirne la visualizzazione lasciando il minore al proprio destino e il resto del mondo a guardare;
  • oscurare un sito non è facile e gli strumenti disponibili corrono il rischio di non essere efficaci nei confronti di siti esteri;
  • il decreto interministeriale per impedire l'accesso ai siti segnalati dal Centro nazionale per il contrasto della pedopornografia (apri il pdf) è inefficace (e non ha ancora trovato attuazione nelle misure previste);
  • il tentativo di definire dei filtri sui DNS e a livello IP è antistorico e comunque inefficace (posso usare il DNS di un altro ISP e/o un proxy e vedo tutti i siti che voglio);
  • affrontare il problema dal punto di vista tecnologico è pericoloso, perchè invece di scoprire il pedofilo lo si istiga all'uso di sistemi di anonimizzazione che lo rendono ancora più nascosto nella rete e difficile da scovare (questo mette a repentaglio anche le indagini in Italia, dove negli ultimi anni il crimine pedofilo su Internet è stato drasticamente perseguito);
  • personalmente avevo intrapreso come Consigliere per Internet dei precedenti Ministri delle Comunicazioni, on.le Gasparri e on.le Landolfi, la strada delle autoregolamentazioni, perchè la tecnologia è sfuggente, perchè serve la collaborazione degli operatori e degli ISP, perchè bisogna coinvolgere gli educatori ed il volontariato, perchè bisogna esportare questo principio negli altri peasi e avevamo ottenuto riscontri in ambito comunitario ed internazionale.
Se poi si vorranno anche unire i comitati di autoregolamentazione che attualmente seguono la televisione e Internet in un unico comitato... allora sarà l'apoteosi della inoperatività, perchè la Tv e la rete sono due mondi troppo diversi, con due normative diverse, con tecnologie diverse, con modelli economici e di finanziamento diversei, con implicazioni sulla sicurezza e sul crimine diametralmente opposte.
Non è una questione politica, è una questione legata alla sicurezza e alla tecnologia.
Chi ritiene di poter controllare Internet con normative di tipo televisivo è libero di provarci, così come è libero di sbagliare. Sarebbe un peccato scoprire, magari dopo anni, di non essere stati efficaci rispetto alle finalità che erano state prefissate.

A mio modesto parere l'unica strada disponibile, al momento, è quella delle autoregolamentazioni. La tecnologia non consente filtri adeguati ed efficaci ad inibire siti web.

D'altronde la rete Internet è nata proprio su questi presupporti durante la guerra fredda... disaccoppiare il livello trasporto dal livello applicativo per rendere la consegna del contenuto indipendente dal mezzo... Introdurre filtri è come rivedere i principi che sono stati alla base del successo di Internet. Io penso che sia molto difficile!!

giovedì 14 giugno 2007

OSCURATO IL SITO PEDOFILO: E' COSI' CHE CREDIAMO DI FERMARE LA PEDOFILIA??

Giovedì era comparsa la notizia della giornata dell'orgoglio pedofilo, annunciata in Internet attraverso alcuni siti pedofili. E' seguito un intervento puntuale delle FFOO e in particolare della Polizia Postale che ha provveduto a far oscurare il sito che diffondeva queste informazioni, secondo quanto previsto dalla normativa vigente.
[Non mi dilungo sugli elementi normativi ma c'è stato un DM del Ministro delle Comunicazioni (on. Gentiloni) che hai sensi del decreto legislativo promosso dall'ex-Ministro delle Pari Opportunità on. Prestigiacomo ha definito le modalità con cui diffondere dei filtri per oscurare siti che si trovano all'estero e su cui la nostra giustizia non ha giurisdizione.]

Oggi alcuni giornali titolano così.
Stop in rete a "Orgoglio pedofilo"
l'Italia oscura il sito degli orrori
(la Repubblica)

Fermati gli orchi
Accesso blindato al sito dei pedofili
Gentiloni e Bindi "Plauso alla Polizia"
(E Polis Roma)
A questo punto è importante precisare una cosa: oscurando i siti non si ferma nessun orco. Non c'è stato nessuno "stop" alla giornata dell'orgogio pedofilo. Al massimo, non incontreremo per errore quei siti navigando la rete dall'Italia. Ormai è quasi un anno che va in giro questo stereotipo per tentare di dare un significato alle norme che consentono di oscurare i siti web.
Oscurare i isti non salva i bambini dai pedofili, ma li lascia al loro destino. E'
come chiudere una finestra sul mondo senza tuttavia intervenire.

mercoledì 13 giugno 2007

FERMIAMO LA GIORNATA PEDOFILA

E' stata indetta per il 23 Giugno prossimo da associazioni che dialogano attraverso la rete Internet e che molto probabilmente hanno sede in Olanda o si appoggiano su questo paese dell'Unione Europea. L'Olanda a differenza di tutti gli altri Paesi "occidentali" pur condannando penalmente la violenza sessuale contro i minori, concede libertà di espressione (e associazione) a tutti coloro che intendono promuovere la "cultura della pedofilia". L'Olanda infatti crede che si possano rispettare le opinioni purchè non si trasformino in reati. Fatto sta che questo inquietante fenomeno "culturale" sta facendo dell'Olanda e dei suoi server Internet il centro di aggregazione delle perversioni sessuali e dell'istigazione alla pedofilia, con annessi gli scenari criminali internazionali in cui questi reati possono essere perpetrati.

Il Ministro Bindi si è detta certa che i suoi colleghi ministri condivideranno con lei la "più profonda indignazione verso un'iniziativa odiosa e pericolosa, che si pone in conflitto con tutti i valori di attenzione e rispetto dell'infanzia e dell'adolescenza che il nostro Paese sta difendendo attivamente in ambito nazionale e internazionale". (tratto da "La Repubblica" del 13/7/07, "Giornata pedofila l'ira della Bindi "Iniziativa odiosa" pag.25)

Nello scambio epistolare tra colleghi dell'esecutivo oltre all'iniziativa mediatica/giornalistica, non è stato centrato il cuore del problema. Se un Paese europeo riconosce "libertà di espressione" che ledono le libertà inidividuali e il rispetto del prossimo, queste espressioni possono essere tollerate o vanno condannate? La mia opinione è che l'apologia della pedofilia va condannata al pari dei qualunque altra forma espressiva di istigazione alla violenza. Altrimenti si smontano anche tutte le prove di qualunque altro crimine, terrorismo compreso.

Cosa sarebbero stati gli organizzatori degli attentati dell'11 Settembre in Olanda? Apologeti del terrore in una società in cui è consentito esprimere le opinioni in grado magari coordinare a distanza, sempre e solo idealmente, che invece sceglie di commettere azioni di guerra?
Non scherziamo sul crimine organizzato e non scherziamo sulla violenza contro i minori. L'istigazione alla violenza va fermata, in tutte le sue forme. L'apologia della pedofilia non è una espressione che può essere professata liberamente, perchè è in se stessa il non rispetto per gli altri.

lunedì 5 marzo 2007

INTERNET E MINORI: MENO LIBRI E PIU’ LAVORO PER IL COMITATO

Oggi sono un po’ affranto. Un amico mi ha fatto avere il libro “Internet e Minori” pubblicato dall’omonimo comitato di autoregolamentazione che opera presso il Ministero delle Comunicazioni. Una bella pubblicazione con tanti principi e propositi che condivido e che ho condiviso, principi che con un po’ di orgoglio voglio ricordare a me stesso di essere stato autore.

Non sono dispiaciuto perché non c’è stato alcun riferimento a chi quel codice deontologico lo ha scritto, e neanche perché non c’è stata alcuna spiegazione al contesto nel quale è nato. Tutto di un colpo il comitato si è scordato della sua genesi, della sua storia, delle sue caratteristiche, del suo mandato, prostrandosi alla vergogna di essere nato qualche anno fa e vergognandosi di se stesso. Sono dispiaciuto perché ho tanti amici e tante persone che stimo tra coloro che di questo comitato fanno parte, persone sulla cui nomina e sul cui mandato certamente ho speso più di una parola, dei professionisti. E sono dispiaciuto perché queste persone oggi hanno paura di dire quello che pensano, pensando di non trovare una politica in grado di capirli e di ascoltarli. Provo dispiacere perché credo che questo comitato si sia involuto da solo, nella sua paura di non essere ascoltato e compreso dal Governo e non nella mancanza di ascolto delle amministrazioni preposte alla sua nomina. Voglio dire che la mancanza di attività di questi mesi è sintomo di un male che sta attraversando il comitato al suo interno e che impedisce di rappresentare i valori e i principi di difesa dei minori in rapporto alle tecnologie e al mercato delle telecomunicazioni.

Voglio ricordare, sempre a me stesso che quel codice lo ho scritto, con l’aiuto di tante persone che poi nel comitato non sono entrate, che lo scopo principale del codice deontologico è stato quello di proporre un modello alternativo ad alcune proposte di legge che proponevano il modello del controllo invasivo sulle reti, proposte che tante volte sono state scongiurate. Un controllo che non poteva essere messo in atto, per ragioni economiche, ma anche per ragioni di carattere tecnologico che lo avrebbero reso inadatto a contrastare il crimine e gli abusi contro i minori. E’ stata questa visione dello sviluppo della rete che ha consentito una maggiore collaborazione con le forze dell’ordine e anche la riduzione del fenomeno. Il codice rappresenta tuttora un esempio di modelli di comportamento con i quali confrontarsi. E’ una raccolta di valori che continuano ad essere apprezzati oltre il nostro Paese, in Europa e nel mondo del quale dovremmo andare fieri.

Agli amici di ieri e di oggi che continueranno a lavorare sul progetto chiedo di credere di più nel loro ruolo e di essere più coraggiosi, perché cari amici vi state fermando da soli, senza che nessuno vi abbia dato uno stop. Il codice non ha mai avuto un colore politico, non è mai stato di destra, non è mai stato di sinistra. E’ stato ed è un codice di autoregolamentazione che nasce dal lavoro di ricercatori universitari, rappresentanti delle istituzioni, uomini delle forze dell’ordine, associazioni di volontariato, associazioni di genitori, associazioni di Internet provider, operatori di telecomunicazioni. E’ un mondo variegato che ha portato alla genesi del codice, sotto comunque l’impulso del Governo precedente.

Sono dispiaciuto perché in questi mesi si sente parlare di una convergenza tra le competenze dei comitati “Tv e minori” e “Internet e minori”, convergenza che mi auguro non avvenga perché vorrebbe dire mettere sullo stesso piano la normativa del settore televisivo con quella delle telecomunicazioni. Credo che nessun operatore del settore possa ritenere questo processo auspicabile. Sono convinto che se la spinta amministrativa di razionalizzare comitati di applicazione di codici deontologici diversi e che operano su settori distinti non sarà fermata, la responsabilità non sarà del regolatore, ma di chi non ha spiegato le ragioni per cui questi comitati sono diversi tra loro. Se si arriverà ad un unico comitato con competenze televisive e telematiche si metteranno sullo stesso piano principi opposti di prevenzione, contrasto, collaborazione e in tema di sanzioni. E la responsabilità non sarà di chi ha l'esigenza di riorganizzare, ma di chi non ha spiegato perché i comitati sono tre, non uno, e perché il comitato “Internet e minori” è nato per ultimo, quali sono le sue debolezze e quali i suoi punti di forza, quali sono i risultati che ha ottenuto e cosa distingue Internet dalla televisione.